Ispirazione Anni ’70. Bigoli con salmone, Gin e tegola al pistacchio

Non si può pensare bene, amare bene, dormire bene se non si ha cenato bene.
[Virginia Woolf]

Apparecchiare la tavola. Non suona benissimo? Adesso la chiamiamo mise en place, i francesi per esempio dicono mettre le couvert ma non è la stessa cosa. Apparecchiare non ci dà più il senso di un qualcosa che si prepara con cura e tempo?
Come quando devi investire energie su di te per migliorarti in qualcosa. Bene, in quel momento non ti stai forse apparecchiando? E poi la tavola, che non significa nulla da sola, significa tutto se intorno a lei c’è qualcuno. Seduto. Che pranza e condivide. Quando apparecchi la tavola fai due cose insieme: ti prendi cura di te, perché investi in creatività; aspetti qualcuno, e in quell’attesa non solo già lo accogli, ma in qualche modo te ne prendi cura. Prima ancora del suo arrivo.

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Apparecchiamo grandi tavole, con tovaglioli di pizzo o di carta ricavati all’ultimo minuto; usiamo tre calici diversi o un solo bicchiere di plastica; cambiamo i piatti o ne usiamo uno solo, “tanto ho preparato tutto a base di pesce!”. Ma la sostanza non cambia. Non so se mi piace di più accogliere o essere accolta, ma vivo in entrambe le situazioni lo stesso senso di pace e intima meraviglia: prendermi cura di chi arriva, sentirmi curata da chi mi accoglie. Nessuno ce la fa da solo: perché puoi apparecchiarti lo spirito, ma la tavola, quella deve essere condivisa. Deve esserci qualcuno che ha scelto per te la tovaglia più bella, che ti ha preparato la pasta al sugo anche a Natale perché sa essere il tuo piatto preferito, perché ti entra un po’ nell’anima e te la accarezza con quella generosità un po’ innata un po’ imparata.
Accogliere per essere accolti e per imparare ad accogliersi. Apparecchiare per imparare ad apparecchiarsi, mettendosi in gioco e stimolandosi. Con quella forza pulsante e viva che la cura e l’attenzione per l’altro e dall’altro ci sanno regalare…

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BIGOLI AL SALMONE, ROBIOLA E GIN CON TEGOLA AL PISTACCHIO

Oggi vogliamo accogliere in maniera molto speciale in compagnia del PASTIFICIO MAFFEI. Di nuovo insieme a loro, perché la loro pasta fresca ci piace tanto e si presta agli abbinamenti più inconsueti, come i miei tagliolini alle noci e crudo con Ratafia di Champagne, o questo piatto in stile Anni ’70 preparato con dei bigoli al salmone e Gin e tanto bel pistacchio. Provare per credere, il risultato è davvero squisito. Merito di questa pasta lunga, simile a uno spaghetto, di origine veneta: resta sempre al dente, è ricca di sapore e puoi creare piatti sorprendenti. Osare, ogni tanto, per sorprendersi e sorprendere, ed entrare, anche con una semplice ricetta, in quel meraviglioso mondo della sana creatività che appaga e nutre.

Ingredienti per 4 persone

Per i bigoli: 250 g di bigoli all’uovo Maffei; 200 g di salmone affumicato; 150 g di robiola; 100 g di panna fresca; 20 g di pistacchi sgusciati; 30 ml di Gin; 1 cucchiaino di pepe rosa; sale q.b.

Per le tegole: 30 g di pistacchi sgusciati; 30 g di frutta secca mista (noci, nocciole, anacardi, mandorle); 2 albumi; 25 g di burro;  1 cucchiaio di farina di maizena; 5 g di sale

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Preparazione

  • Iniziate con le tegole: al mixer tritate la frutta secca e i pistacchi fino ad ottenere una farina. La unite al resto degli ingredienti, li lavorate velocemente e fate riposare in frigorifero.
  • Mettete a bollire l’acqua per la pasta; nel frattempo, tritate i pistacchi un po’ grossolanamente e in una padella fateli andare con un cucchiaio di Gin. Unite la robiola, la panna, il salmone ridotto a listarelle, il pepe rosa e fate andare a fuoco lento per qualche minuto: otterrete una bella crema abbastanza fluida. Buttate i bigoli e cuoceteli per sette minuti circa.
  • Unite i bigoli al condimento di salmone e robiola, allungate ancora con il Gin rimanente e, nel caso, con un cucchiaio di panna fresca. Mescolate bene.
  • Servite i bigoli con una tegola al pistacchio e qualche bacca di pepe rosa.

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Prodotti

PASTA MAFFEI

Ho servito sul piatto SELETTI della collezione Hybrid. Una collezione che rispecchia in toto la filosofia di Nordfoodovestest: commistione tra culture e luoghi, tempi e stili, bellezze e tesori nascosti. Non a caso, è uno dei protagonisti della copertina di “Nordfoodovestest. La scienza dell’ospitalità tra le saghe islandesi e gli home restaurant” (Cartman Edizioni, 2017)

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