In Alsazia, sulla Route des Vins: la MAISON MAURICE SCHUELLER

Percorrere per la prima volta la Route des Vins alsaziana è un’esperienza ai limiti dello spiegabile. Forse perché amo il mondo del vino, perché mi emoziono a sentire raccontare le persone e le loro storie; sarà perché qui ogni piccolo luogo sconfina in un altro e sono tutti paesini di grand cru e vignerons récoltants. Sarà per questo verde ordinatissimo che si perde a vista d’occhio, per la cucina così ricca di carne e formaggi che si sposa perfettamente con questi Riesling e Pinot Bianco. Sarà per i cuori alle pareti delle case che rendono tutto questo, un mondo pieno di amore.

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Commoventi i cieli di tramonto sui vigneti, commoventi questi villaggi del mondo dei sogni: hai l’impressione che sia sempre Natale, che ci siano sempre angoli da scoprire, da dietro i quali potrebbe comparire un Gewurztraminer da sogno dal sacco di Babbo Natale. Sembrano luoghi della fantasia, che quindi non esistono, perché in effetti non può esistere un villaggio di pochissimi abitanti con più di una ventina di Grand Cru, né un anziano signore che con il suo sgabello vende un Moscato d’Alsazia eccellente praticamente nello scantinato della sua cave. No, non esiste quel signore che produce quel Moscato da più di 60 anni, e si crea lui le sue etichette con perizia e cura. Non può, eppure è. Esiste come esiste questo presepe a cielo aperto di ettari su ettari di vigneti, cantine, maison, domaine. Un’azienda dopo l’altra, piccolissime o grandi imprese, ma tutte caratterizzate da una storicità che ti trasmette davvero l’idea dell’ereditarietà del vino. Il vino è un tesoro che si trasmette di generazione in generazione, e qui sulla Route alsaziana maturi sempre di più questa consapevolezza.

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Difficile, anzi, impossibile scegliere. I paesini meritano tutti un’attenzione meticolosa: Gueberschwihr, Ammerschwihr, Kinztheim, Kaysersberg… Nomi quasi impronunciabili tanto quanto è spesso difficile comprendere la lingua: un francese che sa di tedesco, parlato da alsaziani dagli occhi azzurri, sorridenti e amichevoli, sereni, accoglienti e disponibili come queste terre.

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Io ho scelto SCHUELLER: a Torino avevo avuto la fortuna di assaggiare un loro Riesling. Li chiamo, risponde il signor Marc, mi fissa un appuntamento per le 13 nella sua azienda. Alle 12.30 lo chiamo: il museo Unterlinden di Colmar mi ha richiesto più tempo del previsto (date un’occhiata al mio speciale su Colmar e sui vini alsaziani), glielo dico, gli chiedo di aspettarmi e mi lascia immaginare il suo sorriso dicendomi “Pas de problèmes, je vais le dire à ma femme!”. Nessun problema, Marc avvisa la moglie che mi attenderà per la visita, mentre lui sarà impegnato con la vendemmia.

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Si parte da Colmar, direzione Gueberschwihr, mi raccomando impegnatevi a scriverlo correttamente sul navigatore altrimenti andate a finire nella terra di nessuno. Le stradine che da Colmar mi conducono in questo villaggio sono come venature di una grande foglia: strette, differenti, rigate di sfumature, lunghe, articolate, incredibilmente divertenti. Dopo una ventina circa di minuti di viaggio arrivo qui, nel paese dal nome difficile da pronunciare a circa 15 km da Colmar, e già questo ti predispone in maniera differente. Come se dovessi non solo conoscere, ma anche scoprire qualcosa. Ecco, il senso della scoperta misto alla curiosità e questa continua sensazione di pace mi guidano per tutto il viaggio. E qui, al DOMAINE SCHUELLER, ne ho grandissima conferma.

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Parliamo di vini di alto livello, antichi e famigliari perché nel 1934, il nonno di Marc, Maurice, acquista dei vigneti qui a Gueberschwihr e inizia la produzione: Edelzwicker, Sylvaner, Pinot Bianco, Riesling, Pinot Grigio, Moscato, Gewurztraminer, Pinot Nero. Per non parlare del Grand Cru Goldert, situato in un territorio d’eccellenza e prodotto con uve di qualità eccezionale, ricche in aromi e dai grandi potenziali: i Moscato e Gewurztraminer crescono su terreni calcareo-marnosi e regalano vini eleganti, ricchi di sfumature con tocchi di eleganza invidiabile. Senza dimenticare le Vendemmie Tardive, le Sélections de Grains Nobles (i muffati ottenuti da Riesling, Gewurztraminer, Moscato e Pinot Grigio), i Crémants d’Alsace e le Marcs d’Alsace, queste ultime eleganti e fruttate perfette per esempio da digestivo. Che cosa desiderare di più?

 

074-copiaIl primo impatto con questa Maison sa di gerani e balconi di legno: madame Catherine mi accoglie sorridente e piena di allegria, la stessa che proverò a breve quando assaggerò il loro Crémant. Perché per quanto i vini alsaziani possano essere severi e di grande austerità, la sensazione di piacevolezza ed euforia è una costante al pari del grande rispetto usato per interfacciarsi con loro. Prima ancora di entrare nella cantina, Catherine mi mostra la scala a chiocciola della loro casa: dotata di 63 scalini e realizzata con il gres rosa della montagna dei Vosgi. Nel villaggio ne esistono solo sei, ma questa è la sola a girare a sinistra. Questo perché i Vichinghi, nei momenti di difesa, potevano scenderle di corsa con i loro scudi tenuti nella mano destra, appoggiando quindi l’altra mano a sinistra. Mi metto nel punto esatto in cui vedo la scala salire verso l’alto e, vi assicuro, mi sembra di volare.

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Conoscere nuovi vini significa camminare in mezzo alla storia, e qui da Schueller ci si alterna tra date e vitigni. Come il 1609, cifra incisa sulla porta originale che ci conduce alla cantina del XV secolo, la più antica del villaggio. Questa è cave e caveau insieme: qui Marc e Catherine fanno invecchiare i loro bei vini, ma allo stesso tempo la sala – unica nel suo genere perché dotata di un pilastro centrale – viene utilizzata per le degustazioni. Le botti (fûtshanno più di cento anni, ed emanano forte odore di legno misto a vino ai limiti dell’inebriante.

Sono circa le 17.30, fuori inizia a fare freddo, ma teniamo ugualmente la porta aperta: il gas prodotto dalla fermentazione rischia di rendere l’aria troppo pesante, ma è sufficiente un po’ di corrente esterna per ripulire tutto. Starei in questa piccola cantina ore e ore, a fermarmi sul colore del legno delle botti provando ad immaginarmi la loro provenienza e sognando sui misteri del vino e degli antenati.

Iniziamo la degustazione con un Crémant d’Alsace Brut (medaglia d’argento al Concorso di Colmar 2016) a base di Pinot Bianco, Pinot Bianco Auxerrois e Chardonnay (che in Alsazia è accettato solamente per la produzione di Crémant): bollicina fine e veloce, sale su veloce nella stessa maniera in cui la nebbia della notte si dirada al mattino. Elegante, profumato, vivace: un ottimo inizio. Proseguiamo con un Riesling 2014 Vieilles Vignes (medaglia d’argento al Concorso di Strasburgo 2016), e sarà per la mia predilezione per le Vieilles vignes, ma questo è davvero “tout droit” come dice Catherine: dotato di un ottimo rapporto tra acidità e mineralità, è rotondo e fine, perfetto con del pesce o una bella cuisse de canard. Vino e cucina del territorio trovano qui un connubio perfetto…

Gueberschwihr è però anche, anzi soprattutto, territorio di Moscato, che esiste in due varietà: d’Alsace e Ottonel. Catherine mi propone prima un Muscat 2014 100% Ottonel, delicato e fruttato, e poi un Grand Cru Goldert Muscat 2012: una grande annata per il moscato che restituisce qui aromi, sensazioni e profumi veramente straordinari. Restano ancora due perle da provare: il Pinot Gris 2014 Vieilles Vignes (ormai Catherine ha iniziato a conoscermi, e poi questo è il suo preferito, un vino polivalente, diverso di anno in anno, sempre in movimento, come lei!), aromatico e con sentori molto netti di torrefazione; e il Grand Cru Goldert Gewurztraminer 2012, semplicemente meraviglioso, insignito con il sigillo di alta qualità della Confrérie de St Etienne che tutti gli anni premia i migliori vini del territorio. Una conclusione perfetta.

img_20161010_180651L’immersione nel mondo alsaziano dei Schueller mi permette di conoscere anche Monsieur Marc, che da suo nonno Maurice, il fondatore, ha certamente ereditato il senso del dovere e dell’entusiasmo. Mi mostra il succo della prima spremitura del raccolto di oggi: 2500 litri di Pinot Bianco. Anno difficile, questo, per le tante piogge in primavera e il grande caldo dell’estate, e il raccolto va seguito passo passo. Certo è che i presupposti per ottenere vini eccezionali ci sono tutti.

Saluto i Schueller con grande nostalgia, e prendo già appuntamento per la prossima volta. Qui ho trovato un grande esempio di viticoltura, accoglienza e senso della famiglia. Che poi, se vogliamo, è il senso ultimo del vino: aderenza al territorio, trasmissione del territorio, ereditarietà, passione.

Procedo nella mia Route des Vins, con qualche vino in più nel bagagliaio e una nuova, grande scoperta, nella terra dei comuni difficili da pronunciare e ancor più da scrivere, dove l’argilla si impasta con vitigni e vigneti per creare vini severi e avvolgenti nello stesso tempo.

Merci Maison Schueller!

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 DOVE 

MAURICE SCHUELLER. PROPRIETAIRE VITICULTEUR

Catherine e Marc Schueller. 17, rue Basse. 68420, Gueberschwihr, Francia.

0033.389493180 marc@vins-schueller.com

2 pensieri su “In Alsazia, sulla Route des Vins: la MAISON MAURICE SCHUELLER

  1. Gentilissimi signori,
    con grande piacere ho letto il vostro reportage sui vini di Maurice Schueller che da oltre vent’anni importiamo e distribuiamo in Italia. Sono felice che abbiate potuto apprezzare la qualità dei prodotti che riflettono l’impegno e la passione con i quali Marc e Catherine ci offrono un magnifico spaccato della produzione vinicola alsaziana. Per qualsiasi eventuale altra informazione o per reperire i loro vini, non esitate a contattarmi. Nicoletta Bonetta, Ridis srl, Bassano Bresciano, Brescia.

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