Travel. Sapori di Alsazia: COLMAR

Vorrei che tu venissi da me in una sera d’inverno e, stretti insieme dietro i vetri, guardando la solitudine delle strade buie e gelate, ricordassimo gli inverni delle favole, dove si visse insieme senza saperlo.
[Dino Buzzati]

L’impressione è che una cicogna ti abbia trasportato in una fiaba mai scritta o in un villaggio mai esistito. Hai la sensazione di essere finito in un presepe di una volta, quelli in cui tutte le casette erano pazientemente fatte a mano, curate nei minimi dettagli, con il mulino che gira acqua per davvero e le luci che illuminano di notte i sentieri. Ecco l’Alsazia: un presepe a cielo aperto dove è Natale tutto l’anno, perché giri nelle strade, scopri i posti e assaggi tutto con la gioia e l’euforia che provi la sera della Vigilia quando tutti i pacchetti ti stanno aspettando. Il senso dell’attesa, di qualcuno che si sta prodigando per rendere migliore il tuo arrivo, è qualcosa che mi lascia sempre di stucco; penso che il significato dell’ospitalità sia proprio questo: non solo accogliere, ma predisporre il viaggiatore a sentirsi già atteso e ben voluto molto tempo prima del suo effettivo arrivo.

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Oggi ci troviamo a Colmar, qui dove sperimenti la gioia della pasticceria che lungo la stradina lascia la porta aperta, affinché il profumo di burro fresco inondi l’aria e ti invada di una dolcezza indescrivibile. Si chiama Maison alsacienne de Biscuiterie e dal 1996 sforna biscotti tipici di rara bontà, a Colmar e in altri paesini alsaziani. Assaggiate i macarons al cioccolato: diversi dai soliti macarons, ricordano in qualche modo i famosi Baci di Alassio.

Indescrivibili, come i bar in legno o i cuori che adornano il Museo Hansi, dedicato a questo illustratore di fine ‘800 che ha impreziosito il nostro immaginario di bambini alsaziani alla stregua di Tintin: colorate figurine innocenti, con treccine rosse e bretelle verdi. Conoscere il mondo di Hansi significa tornare un po’ piccoli e meravigliarsi di fronte a ceramiche, decori, manifesti, cartoline con personaggi tipici, e poi fermarsi ad ogni angolo, godersi il biscottino rigorosamente burro e cioccolato che ti servono con il caffè, e ripartire, arricchito e felice grazie a tutta questo incanto fiabesco.

Hansi e i biscotti, per non parlare dei Bretzel alla capra, della Tarte Flambé o Flammekuche con panna, cipolla e pancetta. O il Kugelhopf, una ciambella soffice e profumata a base di mandorle, uvetta e Kirshwasser. Anche se le varianti sono infinite: quella al cioccolato e cocco, per esempio, può creare dipendenza.

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Il sentimento di attesa si respira dappertutto, in queste abitazioni dalle travi a vista e dai cuori appesi che hai idea che possano aprirti le loro porte da un momento all’altro e prepararti un gratin di patate e cipolla in una delle tante ceramiche colorate prodotte a Soufflenheim. Ciò che è un popolo è anche negli oggetti, e qui vedo solo teglie con delicati decori bianchi e rossi, cuori in legno, formine per biscotti a forma di pan zenzero e calici di vetro con lo stelo verde e molto spesso. Dei piccoli Graal… Oggetti sacri perché poetici, cibi sacri perché squisiti: come il pain d’épice al miele di rosmarino, che puoi trovare qui a Colmar ma anche in uno degli innumerevoli villaggi della Route des Vins. Cibi sacri, sì, e quindi vini sacri: il circondario di Colmar è un universo di presepi che producono vino da generazioni, famiglie e famiglie di Vignerons che hanno lentamente trasformato queste terre ma senza deturparle. Entrare in uno di questi villaggi è come bere un bicchiere di Riesling di queste parti: ci vai cauto all’inizio, poi lo conosci, te ne innamori e non lo lasceresti più. Un vino sacro da bere con cavolo e carne, che detta così non sembra nulla di che, ma se dico Choucroute ecco che si apre il mondo degli affezionati ai bolliti e ai piatti robusti di carne: il cavolo viene strascicato in aceto e aromi e servito sormontato di carne di maiale e patate. Caldo, intenso, robusto, memorabile.

Sacro, come la splendida Madonna del Roseto di Martin Schongauer nella Chiesa dei Domenicani. Tenera, avvolta da un manto rosso cinabro, lei dai lunghi capelli mossi e il suo Bambino vispo che guarda altrove. E un tappeto di fragoline di bosco e passerotti sparsi testimoni di questa maternità così bella. Fermatevi su quel rosso, su quei fiori che sembrano aver vita e muoversi ai ritmi lenti di un vento freddo. Annusate quelle rose e peonie alle sue spalle e sentirete tutti i profumi di queste parti. E vi sentirete inebriati.

Per non parlare del Museo Unterlinden: reperti romani, mosaici, perfino un esempio di cantina alsaziana. L’arte del 1500 dei pittori renani vi lascerà senza parole: colori mozzafiato, personaggi grotteschi mescolati a figure sacre. La tenebra unita all’abisso, la tentazione all’alto mistero, la bruttura che diventa estasi. Le opere di Cranach e Grünewald sono realmente da pelle d’oca.

Colmar e le sue piccole strade, la poesia dipinta alle finestre, finte cicogne alternate a vere cicogne. L’acqua che scorre come un rivo tra una casa e l’altra, vini su vini, boulangerie su boulangerie, il tempo che scorre lento come quel rivo.

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Una sosta obbligata? Il Restaurant-Wistub PFEFFEL, proprio di fronte al Museo Unterlinden. Dall’esterno ricorda la casa di Hansel e Gretel, all’interno uno chalet in legno caldo e accogliente dove dominano Flammekuche e Choucroute. È proprio un luogo di piccola grande magia… Il proprietario Luc Kauffer gestisce il locale dal 1993. Uomo alto e sorridente, mi racconta con tenerezza l’origine del nome: Pfeffel era un poeta non vedente del 1700 a cui Colmar ha dedicato strade e perfino una scuola. Dedito alla letteratura e agli studi di tattica militare, poté contare su sua moglie per poter mettere per scritto le sue poesie. Pfeffel…

Mi ripeto questo nome mentre uno dei tanti camerieri mi illustra la carta. Qui tutti lavorano con una tale passione da sembrare ognuno il proprietario, cosa rara e bella. Vi consiglio la Tarte flambée au Munster, sottile, delicata, incredibilmente saporita. Finita una si andrebbe avanti all’infinito. E poi lo Jambonneau con insalata di patate: il prosciutto è spesso, la porzione è estremamente abbondante e saprà saziarvi dopo il girovagare alsaziano. Accompagnate con un Sylvaner, vi verrà servito nelle piccole coppe di Graal e vi sentirete dei conquistatori. Lasciatevi ovviamente lo spazio e il tempo per assaggiare la loro Choucroute con carni miste, così come le Escargots à l’alsacienne o il tipico Bäckeofe, una terrina preparata con misto di carni, patate, cipolle, Pinot Bianco o Riesling.

Ma se invece desiderate un contorno leggero, la Crudité di verdure fa al caso vostro: non chiamiamola insalata, questa è la festa dei colori e dei gusti. La julienne di cavolo bianco è impreziosita con olio di noce: un’ottima idea per le mie prossime ricette! Finisco la mia immersione nel legno e nella bellezza con un Café gourmand, che non ho tempo di fotografare perché la piccola pasticceria è servita calda e va appunto mangiata calda. Eccellente, come il Pinot bianco che mi servono a fine cena, fresco, floreale, con note dolci estremamente piacevoli.

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Innamorarsi dei posti e delle persone significa poi provare nostalgia nel distaccarsene: e io vivo questo nel salutare l’allegra compagnia di Pfeffel e nel congedarmi da Colmar. Qui, dove Hansi, l’illustratore, ha saputo tradurre le persone in disegni di dolcezza, e Pfeffel, il poeta, ha trasformato scene della vita in liriche, qui il legno degli oggetti è caldo e racchiude in sé il sole della vigna e i colori delle ceramiche. E quei profumi di cipolla e burro ti avvolgono e chiudono in un cerchio dove né il tempo né lo spazio possono entrare, perché ci sei solo tu e tutta quella tenera meraviglia…

Dove

Maison alsacienne de Biscuiterie

Museo Hansi

Museo Unterlinden

Restaurant-Wistub Pfeffel Prezzi: €€ (15€-35€)

Andare per vini a Colmar

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Io mi sono lasciata prendere dal DOMAINE VITICOLE DE LA VILLE DE COLMAR (2, Rue du Stauffen. Lun-Ven 9h30-12h30/14h-18h | Sab 9h-12h30/14h-17h).

Fondato nel 1895 da Chrétien Oberlin, il domaine si distribuisce su 28 ettari circa distribuiti tra il Clos Saint-Jacques e il prestigioso vigneto Hospices Civils Louis Pasteur de Colmar.

Il responsabile mi fa assaggiare un Riesling 2014, un Pinot Gris Gran Cru 2013 e un Pinot Gris Vendanges Tardives 2009. Alto livello, grande qualità, estrema aderenza al territorio: mineralità, buona acidità, frutta gialla e fiori bianchi, sentori di pane… La sosta è davvero obbligata!

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8 pensieri su “Travel. Sapori di Alsazia: COLMAR

  1. Colmar è incantevole! Ci ero stata qualche anno fa in periodo natalizio, ma immaginavo che l’atmosfera che hai ben descritto in questo post si potesse respirare tutto l’anno! 🙂 Erica

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