Le tagliatelle dei Giardini di Villa Taranto

Perché Dio ha fatto l’uomo giardiniere? Perché sapeva che in un giardino la metà del lavoro si fa in ginocchio.
[Rudyard Kipling]

Ancora una volta ho la conferma di quanto camminare in mezzo ai fiori sia una delle forme più terapeutiche di felicità. I giardini di Villa Taranto sono affacciati sul Lago Maggiore, sono grandissimi e curati con un’attenzione meticolosa e precisa. Ci troviamo a Verbania, in mezzo a rhododendri, azalee, viole del pensiero, camelie e altre infinite piante e fiori dai nomi che mi fanno sognare (Mickey Mouse e New Generation sono le mie preferite!).

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Se possiamo regalare ai nostri occhi tutta questa meraviglia, dobbiamo ringraziare il Capitano scozzese Neil Mc Eacharn, esperto di botanica e innamorato dell’Italia e delle sue bellezze, che nel 1931 decise di acquistare la proprietà della Marchesa di Sant’Elia e trasformarla in un giardino all’inglese. Il nome scelto è Villa Taranto, in onore di un antenato del capitano, Étienne Jacques Joseph Alexandre Macdonald, che era stato nominato duca di Taranto da Napoleone.

Scelgo una mattina di aprile per per visitare i giardini: il cielo è coperto, all’ombra fa freddo ma il sole si sta alzando timido e i fiori se ne accorgono: come se piano piano quei papaveri sparpagliati sul sentiero centrale sentissero già il sole arrivare, ben prima di noi. Cammino lenta con la piccola chihuahua (i cani possono entrare purché al guinzaglio, e spiegare a Charlotte che non può scorrazzare sull’erba è impresa ardua se non impossibile), lenta come in una preghiera fatta a forma di magnolie, violette, primule, papaveri, mughetti, narcisi, biancospini. L’energia sale dai fiori nello stesso modo in cui la bruma del mattino copre i campi di una nebbia che non disturba. Sale e arriva a me, mentre percorro questo sentiero lunghissimo che mi porta su ponti in legno, paesaggi quasi paradisiaci, serre, specchi d’acqua.

È una meditazione del cuore, interrotta solo ogni tanto dalle foto che scatto per afferrare tutto questo. Impossibile. Mi dico sempre che se la fotografia riuscisse a cogliere tutta la vita, allora non avrebbe più senso vivere. La fotografia ci aiuta ad essere attenti al momento presente, a cogliere i dettagli come io sto facendo ora con quella viola gialla incastrata nella pietra; ci aiuta a rendere concreta una sensazione, il che è già un grande miracolo. Ma il resto, come in questo caso, è solamente affidato alla nostra capacità di afferrare con lo sguardo.

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Il giardino si perde a vista d’occhio. Charlotte mi tira verso un prato giallo, rosso e bianco (“Charlottina, non puoi!”); poi, sempre lentamente, ci spostiamo verso una piccola cappella dove i vetri colorati riflettono quei raggi che i papaveri avevano già iniziato a cogliere. Ci sediamo sotto un viale pieno di glicini che si affaccia su una sorta di piscina dove ninfee ondeggiano al ritmo di qualche soffio di vento. Ci rimettiamo in cammino, e incontriamo Neil, “creatore di questi giardini da lui donati all’Italia”. Charlotte abbaia, non ha capito che è solo un busto…

Il silenzio è interrotto dal freddo dell’ombra e dal tiepido calore delle zone di sole. Poi un po’ di vento che mescola caldo, freddo e profumi di fiori, e la mia camminata che procede calma in queste salite e discese. Si cammina molto in questi giardini, ci sentiamo anche noi un po’ giardinieri, ma alla maniera di Kypling: osservando la terra, in realtà tocchiamo il cielo. Misterioso il potere che ha la terra di elevare lo spirito…

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Inizio a pensare a un piatto che possa rispecchiare tutto questo: proprio qualche giorno fa ho trovato una nuova piantina aromatica, la Nepetella (Clinopodium Nepeta), dal sapore molto simile alla menta ma dalle foglie meno ruvide. Insieme al farro e a un formaggio di queste zone si sposerà benissimo. Questi fiori mi hanno suggerito l’abbinamento giusto. Sono quasi alla fine del percorso: musica classica sale da uno degli altoparlanti posti quasi vicino all’ingresso. Qui è tutto un salire dal basso e volare verso l’alto, e la musica si diffonde nell’aria insieme al vento. Charlotte non punta più verso le aiuole, ma mi cammina accanto stanca e pensosa…

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Il cuore si è alleggerito in queste due ore di incanto mescolato a colori e profumi. Mi sono ufficialmente innamorata delle viole: penso si chiamino Viole del Pensiero perché entrano nel cuore e diventano subito ricordo. Dovrebbero chiamarsi Viole del Ricordo… Le saluto e me le porto a casa tra le immagini della mente, nel bagaglio più leggero ed etereo che esista, ma anche in quello più eterno. Tornerò presto, e nel frattempo condenso in un piatto questi sentieri quasi fantastici, dove un Capitano coraggioso e innamorato dei fiori ci ha offerto un meraviglioso e insieme sospeso acquarello della terra…

TAGLIATELLE AL FARRO CON ASPARAGI, TOMA DI CRODO E NEPETELLA 

Amo la pasta al farro per il suo sapore intrinseco già quasi autonomo: non ha bisogno di molto, la pasta al farro è già buona e appagante così, con un filo d’olio di noce e una spolverata di parmigiano. Ma Villa Taranto e i paesaggi di questo Verbano-Cusio-Ossola mi hanno suggerito un primo che parla di fiori, aromi, lago e montagna.

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Ingredienti per due persone

125 gr di tagliatelle al Farro (scelgo quelle Bio dell’Azienda di Camerino http://www.lapastadicamerino.it/company/); 100 gr di toma di Crodo “Il Cistellino” (toma a latte intero così chiamata per il Monte Cistella, montagna simbolo dell’Ossola da cui il formaggio deriva. Questa della Latteria Antigoriana di Crodo ha un sapore unico http://www.dicrodo.it/site/it); 100 gr di crescenza; 10 punte di asparagi; una dozzina di nocciole sgusciate; 4 foglie di nepetella; un cucchiaio di olio EVO; sale e pepe q.b.

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Preparazione

  • In una pentola cuocete in acqua bollente salata le punte di asparagi per qualche minuto.
  • Nel frattempo, in una padella, fate sciogliere la crescenza con un pizzico di sale e pepe, un po’ dell’acqua di cottura degli asparagi e la toma tagliata a cubetti. Unite le nocciole spezzettate (riservatene quattro da parte per la decorazione) e le foglie di nepetella tagliate sottili. Fate amalgamare bene il tutto, aggiungete gli asparagi ancora croccanti, mescolate e lasciate riposare.
  • Nell’acqua di cottura degli asparagi far cuocere qualche minuto le tagliatelle: il tempo di cottura è tra 6 e 8 minuti, scolatele dopo 3 minuti e unitele alla padella. Riaccendete la fiamma e mantecate per qualche minuto, unendo se necessario ancora un po’ dell’acqua degli asparagi.
  • Finite con un giro d’olio, e servite con le restanti nocciole a pezzetti.

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Il piatto è incredibilmente goloso: le tagliatelle al farro prendono benissimo la crema di formaggio, gli asparagi si legano come spaghetti, le nocciole hanno una nota dolce, mentre la nepetella è leggermente piccante. Un tripudio di fiori sul piatto, un bel Bardolino Rosé nel bicchiere. Il lago mi osserva, calmo come i fiori del giardino, timido come il sole su quei papaveri. Lo spirito si eleva dalla terra al cielo con questi ingredienti di qualità eccelsa. Penso che se il Capitano Neil avesse assaggiato questo piatto, avrebbe creato altri mille giardini.

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Guardo Charlotte e penso ai miracoli che produce la natura. Faccio scarpetta e penso alla prossima volta in cui preparerò le Tagliatelle di Villa Taranto. Sarà presto, molto presto…

Contatti

Giardini botanici di Villa Taranto, Via Vittorio Veneto 111, 28922 Verbania Pallanza (VB) – http://www.villataranto.it/

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