A San Biagio, panettone ci COVA

I would like to eat at the Cova and then walk down the Via Manzoni in the hot evening and cross over and turn off along the canal and go to the hotel with Catherine Barkley. Maybe she would…

A Farewell to Arms, E. Hemingway

Oggi 3 febbraio festeggiamo San Biagio, vissuto tra il III e il IV secolo, vescovo di Sebaste in Armenia e morto martire per decapitazione durante le persecuzioni dell’imperatore Licinio nel 316. La sua immagine è spesso collegata a un pettine da cardatore (la cardatura è l’operazione che precede la filatura della lana, rendendola libera da impurità e districabile), perché proprio con questo tipo di pettine di ferro subì il martirio a seguito del suo rifiuto di rinnegare la fede cristiana. Viene invocato contro malattie della gola (un bambino che stava soffocando per una lisca sarebbe stato salvato dal santo con la sua sola imposizione delle mani) ma anche uragani, ed è protettore di pastori, cardatori, suonatori di strumenti a fiato, materassai e laringoiatri. Per il mal di gola invochiamo San Biagio; c’è anche un detto milanese che recita  benedis la gola e él nas. Ma invochiamolo non solo per quello… Perché in mezzo a torture e problemi di gola, grazie a Biagio e a una bella tradizione possiamo regalarci una dolce pausa!

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Dentro i confini milanesi (al di fuori è piuttosto sconosciuta) vige infatti la tradizione di recuperare i panettoni avanzati dalle Feste e gustarseli proprio nella giornata di oggi in onore al santo. Perché? Si narra che una giovane donna si fosse recata sotto Natale da un frate per farsi benedire un panettone, ma questi, troppo impegnato, avrebbe fatto attendere la donna un po’ di giorni, fino alla mattina in cui la donna, presentandosi dal frate, avrebbe trovato il panettone benedetto raddoppiato nelle dimensioni. Questo miracolo sarebbe avvenuto proprio il 3 febbraio, giorno di San Biagio. Da lì l’uso poi di mangiare il panettone a colazione, anche per proteggersi la gola dai malanni dell’inverno. Nessuno ci aveva mai parlato del panettone terapeutico. Per fortuna San Biagio corre in nostro aiuto!

Ci sono però panettoni e panettoni, e noi ovviamente ne scegliamo uno di Milano, che fa bene alla gola, agli occhi, al cuore. Perché è lo storico panettone della PASTICCERIA COVA. Siamo nel quadrilatero della moda, e infatti Cova è una pasticceria-boutique, dove le brioche salate – se non vuoi mangiarle direttamente lì – puoi portartele via in eleganti sacchettini di carta. Ma non solo. Cova è un salotto principesco, un set di cinema alla Sergio Leone, un angolo romantico dove coccolarsi con il loro storico, e delizioso, panettone.

È il 1817 quando un soldato di Napoleone, Antonio Cova, fonda il caffè, all’angolo di Via Verdi e Via Manzoni, vicino al Teatro alla Scala, e subito diventa “covo” di letterati, artisti, musicisti. La sensazione percepita varcando uno degli ingressi della pasticceria è proprio questa: un salto nella storia contemplativa di professori e politici, tra giornali aperti sui tavoli, pamphlet, racconti su carta, pergamene, insegne d’epoca. Un salto nella storia profumata, perché il profumo di Cova è inconfondibile, e anche il rumore di tazze e tazzine ha un sapore differente, tra la porcellana e il vetro soffiato. Incantevole e sospeso. E il bello è che questa elegante magia italiana, fatta di caffè, cappuccini e saporite fette di panettone, ha trovato il meritato spazio anche in Cina e Giappone.

Mi aggiro tra lampadari di cristallo, tende damascate e un personale premuroso e discreto maestro nella propria arte. Scopro che Cova, tra le altre fonti, compare anche nel mio amato A Farewell to Arms di Hemingway. E allora mi dico ancora una volta che quando i posti profumano di letteratura e di storia, hanno davvero quel pizzico inconfondibile di memoria intessuta di bianco e nero, ma anche dei colori dell’arte e della sapienza.

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Cova è proprio una pausa speciale nel tempo e nella tradizione. E il loro panettone parla da solo, con “semplici ma selezionati ingredienti tra cui farina di grano tenero, lievito naturale, zucchero, burro di primissima qualità, uova fresche, frutta candita nel nostro laboratorio… Unitamente ad una segretissima ricetta gelosamente custodita nelle mani esperte del nostro Mastro Fornaio”. E quando le ricette sono “segretissime”, sono davvero le migliori! Per non parlare del caffè, robusto e cremoso insieme, o delle delicate torte personalizzate che decorano una delle vetrine (quelle per San Valentino sono meravigliose), e poi variegati tipi di the, spumanti e champagne, confetture ricercate. E poi il profumo di spartiti, di arte, di storia e poesia. Insieme a quelle tende damascate che rendono le varie sale una quinta del teatro.

Festeggiamo San Biagio in un angolo di memoria e tradizione, in una sala da the d’altri tempi, in una pasticceria ricercata e romantica, in mezzo a panettoni freschi, panini salati e praline alle mandorle. Qui dove Cova, con la sua poesia impareggiabile e il suo tempo sospeso, ci allevia i dolori di gola e di spirito e, insieme alla mano sapiente di San Biagio, ci accompagna nei luoghi più remoti e incantevoli del nostro immaginario.

  • CONTATTI 

Pasticceria COVA

Via Montenapoleone, 8  20121 – Milano /  info@pasticceriacova.it
Tel. +39 02 76005599 / +39 02 76000578
Fax: +39 02 76013698

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