Una pausa fiabesca all’OSTERIA DELL’OCA GIULIVA

Nomen omen.

Ho sempre creduto in quello che dicevano gli antichi: nel tuo nome, in qualche maniera, è racchiuso il tuo destino. Pensate al vostro cognome: in qualche modo o si incrocia con qualche passione oppure vi denuncia un destino ancora latente che prima o poi si svelerà. Il mio devo dire è emerso molto presto: Caprettini. Mica scherzi: “Sì, Caprettini, come gli animali”: ma possibile che il mio cognome sia così difficile da scrivere? Molto meglio in francese: Chevrotin, come la marca del mio formaggio alla capra preferito! Ah, la France…

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Detto questo, non mi sono iscritta a veterinaria, non sono (ahimè ancora) vegetariana, non gestisco allevamenti o rifugi. Eppure, tutto il mio nomen omen si manifesta nel mio amore incondizionato per gli animali (soprattutto cani e gatti, ma ho sempre sognato un cavallo e una capra da far vivere insieme in giardino…), che sommato al mio nome Chiara si incrocia con San Francesco e tutto torna. Ecco il mio nomen omen spiegato alla perfezione!

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E così, ritrovandomi in giro per Milano per lavoro, pianificando una pausa pranzo veloce ma comfort, il mio sguardo cade su Google Maps proprio lì, al mio nomen omen: OSTERIA DELL’OCA GIULIVA. Specialità mediterranee in posto rustico.

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Ecco che allora il mio occhio inizia a brillare: non solo il posto è comodo (siamo in Via Bligny, a 50 metri circa dalla Bocconi, ma anche se non fosse stato comodo, avrei starnazzato piacevolmente fin da loro), ma quell’“osteria” sommata all’“oca”, il tutto condito da “posto rustico” me lo fa scegliere tra tanti(ssimi). La “capra” va a pranzo dall’“oca”. Non so cosa ne venga fuori, ma le foto del locale e il menu sono davvero promettenti.

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La sensazione appena entrati è un misto tra chalet di montagna, fattoria e bistrot. In ogni caso un bel “OHHH” di meraviglia ci scappa: perché lasciare smog e traffico per catapultarsi in questo caldo angolo di magia è davvero come saltare nel passato e tornare bambini. Inizio ad essere giuliva anche io, e dire che non mi sono nemmeno ancora seduta. Oche ovunque (specifico: finte), tre sale, un caminetto, un bel bancone di buffet che ti colpisce all’ingresso, insieme a quei dolci che sai già che dovrai provare. E poi sedie come in montagna – quelle decorate con il cuore –  mattoni a vista, applique come nei film noir, allegre insegne.

Mi accompagna al tavolo il signor Michele: simpatico e disponibile, già so che ci scambieremo qualche battuta. Sono piuttosto affamata, per fortuna arriva in soccorso sempre lui, Michele, che come un angelo mi porta degli squisiti crostini con affettato da accompagnare con un condimento al peperoncino che farebbe invidia ai calabresi. Sarà che amo il piccante forse più del mio cognome (e quindi degli animali), ma questa salsina è semplicemente deliziosa, e io, in mezzo a legni e oche starnazzanti, faccio un’allegra scarpetta in onore a tutto questo bel rosso intenso. Ho poco tempo e vorrei provare tutto, tra cui la pizza. Ma la pizza qui è molto serale, quindi so già che la prossima volta capiterò casualmente qui alla sera e proverò la FUMO BLIGNY: Mozzarella, scamorza e paté di olive nere. Se il fumo dello smog delle città si tramutasse in paté di olive, saremmo tutti altro che giulivi…

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Scelgo l’assortimento di salumi caserecci, un misto di antipasti al buffet e una bella insalata nordica con salmone, carote e caviale rosso. Fa quasi caldo oggi a Milano e ci vuole un bel pranzetto fresco. Tutto di grandissima qualità: i salumi sono davvero caserecci, saporiti e freschissimi (“Posso fare il bis?”) e abbinati alle cipolline in agrodolce che mi arrivano nell’antipasto si sposano meravigliosamente. L’insalata è più insalatona e soddisfa il mio amore per la verdura (ricordiamoci sempre: nomen omen), il salmone è abbondante e delicato e contrasta piacevolmente con il sapido del caviale. Tutto questo mi ricorda le atmosfere dei picnic, in cui la semplicità del posto va di pari passo con l’amore e la cura con cui hai preparato il pranzo.

Anche qui ti sembra di essere seduto su una coperta in pile, su un prato, giulivo perché stai aprendo con curiosità il tuo prezioso cestino da picnic. E ogni  volta è sempre lo stesso rito: hai magari finito di preparare da poco il pranzo, però apri quel cestino con la curiosità e la meraviglia di chi sta per accedere a un mondo prelibato e sconosciuto. Con la stessa sorpresa ti avvicini ai piatti dell’osteria, perché pur attendendoti cosa ti propongono, c’è sempre qualcosa che stupisce: che sia il salume mai assaggiato prima, o il crostino piccante che non hai chiesto e che chiederesti altre mille volte, o tutti quei giochi da tavola appesi alle pareti che ti tengono compagnia insieme alle oche che ti fissano mentre bevi. È proprio un po’ un sogno, questo posto…

E finalmente, dulcis in fundo. Tutti casalinghi i dolci ovviamente, ma quando Michele mi pronuncia la parolina magica tiramisù, non ho dubbi. E faccio bene: goloso ma leggero, mezza panna mezzo mascarpone, penso alla riunione che mi attende e vorrei sparire. Ma ancora una volta l’osteria mi viene in aiuto con un assaggio di crostata alla ricotta (anche questa casalinga, vogliamo mica perdercela?) veramente deliziosa.

Caffè e via, ma per fortuna prima di abbandonare l’ovile conosco lui, il capo dell’ovile: il signor Luigi, che qui, da oltre 25 anni, offre ai suoi clienti sognanti immersioni in mondi che nel quotidiano forse non esistono più. Iniziamo a chiacchierare, della sua storia, della mia storia. Immaginavo il titolare proprio così: alto e importante, un misto tra Hemingway e gli osti di campagna di una volta.

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Finiamo a parlare di Aldo, mio nonno materno, il cuoco di nave che ha viaggiato per mare e che al signor Luigi avrebbe tanto da raccontare. E così, il mondo si sospende: lo spazio rubato al presente e regalato ai racconti e ai ricordi stira la linea del tempo, trasformandola in una fisarmonica di voci e nostalgie che donano una giuliva malinconia. Ma il senso di calore e festa è impagabile. Dopotutto la parola giulivo è collegata a Yule, la festa che nella tradizione germanica e celtica celebrava il solstizio d’inverno. Ora capisco tutto: le oche finte che sembrano starnazzare per davvero, il legno caldo alle pareti che è lo stesso delle fiabe, i giochi da tavolo e il quartino di vino. Qui tutto è giulivo perché tutto ti porta altrove, in un mondo parallelo dove lo smog si trasforma in paté di olive e le oche ti fissano mentre pranzi. E io, capretta felice, saltello nei campi del ricordo, a fianco di mio nonno Aldo, parlando di cucina, ricette, viaggi e destini nel nome…

  • DOVE

Osteria dell’Oca Giuliva

Viale Bligny 29, 20136 Milano

Tel. 0258312871 – http://www.ocagiulivamilano.it/ (chiuso il lunedì)

  • DA PROVARE

MOZZARELLA DI BUFALA DI MONDRAGONE

SPAGHETTI ALLE VONGOLE CON CECI E POMODORO FRESCO

UMBRICELLI FUNGHI PORCINI E SCAMPI

COSTOLETTA ALLA MILANESE

SCAMPONI E GAMBERONI ALLA GRIGLIA

PIZZA FUMO BLIGNY

TARTUFO AL WHISKY

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