In Borgogna per brindare a Saint Vincent-São Vicente

Saint_vincentOggi 22 gennaio festeggiamo San Vincenzo martire e per brindare in suo onore, nordfoodovestest ci porta  in Portogallo e in Francia, tra vigneti, fari, vignerons e squisite (per chi le apprezza) Escargot à la bourguignonne.

Nato presumibilmente a Huesca, sui Pirenei, diacono e martire di Saragozza del III secolo (morì nel 304 a.C.), San Vincenzo venne torturato e poi ucciso a Valencia ma qui, a seguito dell’invasione moresca, le sue spoglie furono prese e portate al sicuro in Portogallo, in una piccola chiesa fatta costruire appositamente per lui, a picco sul mare nel promontorio che tuttora prende il nome da lui: Cabo de São Vicente.

E qui si inizia a sognare… Ci troviamo all’estremità sudoccidentale del Portogallo, nella regione dell’Algarve, sbattuti dai venti e dalle onde, in un luogo sacro e spaventoso insieme che secondo il geografo Strabone rappresentava la fine delle terre conosciute (finis terrae), tanto che poi i Greci chiamarono questo promontorio Ofiussa (letteralmente “luogo dei serpenti”) e i Romani promontorium sacrum (la leggenda narra che il corpo martoriato di San Vincenzo si fosse arenato proprio in questi scogli…). Non vi sentite già sferzati dal profumo di oceano? Siamo davvero al confine del mondo, il vento ci porta via e troviamo giusto il tempo di scattare qualche foto. Spaventa questo promontorio, custodito da un faro bianco e rosso che non è solamente un faro, ma il volto umile e confortante di Vincenzo.

rota sao vicente

LSBAndiamo avanti di qualche secolo, al 1173, anno in cui le spoglie di Vincenzo vengono trasportate a Lisbona e qui il martire vincens, “vincente”, diventa poi patrono della città. Tuttora lo stemma della capitale raffigura la nave che trasportò le reliquie del santo, e due corvi che a poppa e a prua vegliano sul santo e sulla città. Vincenzo quindi è vincens, vince sul male, ma non solo. Ed ecco che qui arriviamo a un’altra storia, che intreccia il suo nome con quello del mondo del vino, in una maniera un po’… favolistica. Ci spostiamo en France, dove Vincenzo è Vincent e in una leggenda il suo nome non viene fatto derivare dal latino, bensì da un composto di vin “vino” e cent, che si legge come sang “sangue”. Le etimologie leggendarie dei nomi rendono l’origine delle cose un miracolo e una scoperta… A questo punto il collegamento tra Vincenzo e il vino è automatico, al punto che Vincent diventa il santo protettore dei vignerons, celebrato con feste, sfilate e tanti bei brindisi. Questa data, che segna la fine del riposo invernale, è celebrata con l’espressione Bon Saint Vincent, homme puissant, fais monter la sève au sarment (San Vincenzo, uomo potente, fai salire la linfa ai rami, quindi dai loro vita…).

tastevinage

Ma non solo.  Ogni anno infatti in Borgogna, la secolare Confrérie des Chevaliers du Tastevin, attiva dal 1934 con lo scopo di valorizzare i prodotti della Borgogna – quindi i vini ma anche la cucina regionale – operando attraverso 12.000 cavalieri sparsi un po’ per tutto il mondo, si fa promotrice di una festa vinicola conosciuta col nome di Saint Vincent Tournante.

La data non è fissa, ma corrisponde al primo week end successivo al 22 gennaio, e anche il luogo in cui le celebrazioni hanno luogo “gira” di volta in volta, a scelta tra uno dei tanti villaggi della Côte d’Or. Le confraternite si riuniscono per festeggiare anche nello Champagne, però nel week end precedente e in villaggi già stabiliti: ad anni alterni a  Épernay e poi in alternanza a Reims, Château-Thierry e Troyes.

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Nordfoodovestest vi fa organizzare il week end per tempo, perché quest’anno la 72a Saint Vincent Tournante si tiene il prossimo 30-31 gennaio, per la prima volta nel villaggio di Irancy, nel dipartimento della Yonne  (a ovest della Côte d’Or), cru del nord della Borgogna prodotto su un territorio di soli 150 ettari, a due passi da Auxerre e con i soli vitigni Pinot noir e César. Pronti a cene principesche? Non a caso, la Confraternita si occupa della ristorazione del Castello del Clos de Vougeot. Anche qui restiamo sferzati da quel misto di pinot nero, pietre, meridiane e cavalieri che ci fanno andare indietro nel tempo di secoli.

verre

Il motto di Irancy 2016 ci mette voglia di partire adesso: Merci d’être heureux. Come non essere felici in mezzo a tanta meraviglia? 34 produttori, 11 cantine e ben 14 punti di ristorazione. La festa è un tripudio di sfilate, cerimonie, degustazioni, artigiani, tanto buon vino e piatti della tradizione. Un blend di storia e qualità che trasforma un piccolo villaggio in una cantina a cielo aperto. Muniamoci di bicchieri e forchette (all’ingresso va richiesto il kit degustazione, che include 7 degustazioni, un calice e un portacalice) perché i produttori sono tanti, e ognuno merita un occhio di riserva:  Bailly Lapierre; Domaine Bardet et Fils; Bersan Jean Louis, Bienvenu Serge et Baptiste; Bon Jean Marc; Cantin Benoit; Chalmeau Patrick, Christine et Elodie; Charriat Williams; Colinot Stéphanie; Dampt Eric, Emmanuel et Hervé; Darles Eric; Dauvissat Vincent; Davenne Clotilde; Felix Hervé; Ferrari Christophe; Garlan Brice; Goisot Guilhem et Jean Hughes; Givaudin Franck; Hérouard Pierre; Heimbourger Olivier; La Chablisienne; Lavaud Stéphane; Meslin Robert; Morin Olivier; Moutard François; Podor Stéphan et Marie; Renard Jacky; Renaud David; Richoux Thierry; Sorin Pascal; Simonnet Febvre; Ternynck Laurent; Vaux Marquis; Verret Bruno; Vini Viti Vinci.

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Tutto questo da accompagnare con almeno un paio dei piatti proposti, quindi muniamoci anche di tovaglioli, perché la cuisine di queste parti è bella ricca di salse e salsine di cui non dobbiamo perdere nemmeno una lacrima. Il menu è una festa: minestra di verdure preparata dalle signore di Irancy (la poesia dei francesi comunque è impagabile: il nostro volgare minestra da loro è Potage de légumes fait maison par les dames d’Irancy. Mi spiace, ma il potage è molto più saporito di una normale minestra…); Escargot (lumache) alla bourguignonne; le tipiche Oeufs meurettes au vin d’Irancy (quella salsina un po’ marrone tipicamente borgognona che richiama cacciagione e serate davanti al camino mi penetra nel naso e nel cuore, insieme a quel caldo buono che percepisco tutte le volte che preparo la polenta sulla stufa economica); Boudin noirsanguinaccio con patatine o puré; Parmentier de canard, che è un tripudio di patate e anatra in un piatto che non è un piatto, ma una leggenda; Andouillette/jambon braisé, prosciutto arrosto con patatine o puré (dopotutto il freddo del nord va pur contrastato in qualche modo no?); Burger de canard (anatra) au foie gras; l’immancabile Assiette de fromages tagliere di formaggi misti locali. E dato che comunque siamo rimasti piuttosto leggeri, concludiamo con delle Crêpes e Gaufres casalinghe, e un bel café. Che però in Francia è piacevolmente abbinato all’aggettivo gourmand “goloso” perché presentato con delle delicate e sfiziose mignardises dolci: mini tortine, mini parfait, mini mousse. Tutto mini per un piacere che però è géant!

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Festeggiamo così il nostro 22 gennaio e la memoria di Saint Vincent preparandoci a un week end in mezzo a vigne, castelli e lumache al prezzemolo, in Borgogna, dove secolari cavalieri ci accompagnano tra i prodigi della loro terra. Senza dimenticarci che a Lisbona e Cabo de São Vicente, San Vincenzo, tra onde impetuose, ci sta aspettando. Laggiù, alle Colonne d’Ercole, dove il vento profuma di vino e marinai…

  • CONTATTI

http://www.irancy2016.fr/ per tutte le informazioni sulla 72a Saint Vincent Tournant del 30-31 gennaio 2016

http://www.tastevin-bourgogne.com/fr/ – http://tastevinage.fr/

  • DOVE

Irancy (Borgogna) – France

Géoportail - version simple/tablette

 

 

 

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