Che rumore faceva il vino nel 1897?

Gran bella domanda. Perché uno dovrebbe porsela è già un’altra gran bella domanda. Ma abbiamo una risposta per tutto.Ci troviamo a Konstanz, cittadina del Bodensee affacciata sul lago e intrisa di storia: sede di un importante concilio tra il 1414 e il 1418, scelta da Goethe per un breve soggiorno, intessuta di stradine e case decorate, Konstanz brulica di studenti, battelli e tanti turisti tedeschi che dal freddo nord scendono al lago per un po’ di refrigerio e qualche buon Bratwurst.
Konstanz, a due passi dal museo Zeppelin di Friedrichshafen (http://www.zeppelin-museum.de/), a due passi dall’isola fiorita di Mainau, a due passi dall’isola dell’insalata Reichenau. Per tutti questi motivi Konstanz merita un lungo e piacevolissimo soggiorno. E oggi nordfoodovestest vorrebbe darvi un’altra ragione per visitarla…

elf esternonegozio

Percorrendo una delle tante arterie che si sviluppano dalla piazzetta della cattedrale, ci si imbatte in un numero: al N°elf di Gerichtsgasse un’abitazione bianca e blu a metà tra una bottega alsaziana e la casa di Hansel e Gretel richiama la mia attenzione. Si tratta di un caffè, che prende il nome proprio dal numero civico in cui si trova: 11, anzi, N° elf. Già mi piace.
All’esterno ci sono due tavolini e quattro sedie, dentro qualche posto a sedere in più, il bancone del bar e degli scaffali con del vino. Mi avvicino… Quelle bottiglie mi stanno chiamando, una in particolare emette come un suono, la sua etichetta recita un nome di cui ancora mi sfugge il significato: Er zappelt. Intuisco che abbia a che vedere con una sensazione prodotta proprio da quel vino, l’etichetta è minimal un po’ come tutto il locale. Meglio, perché così sono i rumori a parlare. Er zappelt

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Mi avvicino al bancone e chiedo una degustazione di questo vino minimal e rumoroso. I commessi me ne servono in quantità (ci mettono così tanta cura a servirmi che li per lì mi sembrano i proprietari) ed ecco che il mistero si dipana. All’olfatto il vino sprigiona un piacevolissimo sentore di mela, pera, pesca, e qualche nota di fiori bianchi che mi accarezza il naso. Ma è solamente all’assaggio che quel suono, quell’er zappelt si fa sentire: il vino è dotato di una buona acidità, secco, ideale da aperitivo per aprire lo stomaco, ideale anche a fine pasto perché rinfrescante e quasi digestivo. Davvero un buon compromesso questo 100% riesling, prodotto dall’azienda VOLS.

produttori
Nel comune di Wiltingen, uno dei villaggi vinicoli più rinomati nel circondario di Treviri-Saarburg, la famiglia Vols guidata dalla mano esperta di Helmut Plunien produce dal 2010 vini di grande qualità a partite da viti senza innesto. La filosofia è semplice, ma essenziale: portare sulle tavole i crus migliori con le uve migliori, con la speranza di produrre i migliori vini al mondo (“Seit einigen Jahren experimentiere ich in diesen Weinbergen, um die besten Weine aus zum Teil 90 Jahre alten, wurzelechten Reben zu erzeugen. Extrem genussreiche und fruchtbetonte Weine von der Saar, seit Jahrhunderten auf allen Tafeln der Welt zu Hause, präsentieren sich in der traditionellen, tiefdunklen Schlegelflasche”). Alti obiettivi, che però non tralasciano alti impegni ambientali e un profondo attaccamento alla propria terra. Tutto questo si traduce in Riesling fruttati e intensi, strutturati e persistenti, freschi e dalla buona acidità, eleganti e predisposti all’invecchiamento. Vini “elettrizzanti” potremmo dire, per tradurre solo in minima parte il senso profondo della loro filosofia: “Weine, die nervös machen”.

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“Das Ergebnis: Beschwingend und mundwässernd”. Il risultato infatti non delude le aspettative: i vini sono esilaranti, sapidi e rinfrescanti. Finisco con l’assaggio di Er zappelt, ancora interrogandomi su quale sia il termine italiano più corretto, e finalmente lo trovo: saltella. Sì, il vino di Vols e Helmut saltella in bocca e al naso, ma soprattutto saltella in testa, riportandoti a mondi lontani e vicini, tra Mosella, Saar, Bodensee. A questo punto, non capisco più se mi trovo seduta al bar N°elf di Gerichtsgasse o immersa nei vigneti di Wiltingen, insieme all’esperto Karl Heinrich Koch, che nel 1897, all’interno del suo volume Moselwein zu Lob und Preis des Moselweines, mi racconta le origini di quel “saltello” che io percepisco nel bicchiere: “Ich habe lange Jahre mit einem rheinischen Küfermeister zusammen gearbeitet, der mite einer feinen Nase und mit einer richtigen Weinzunge begnadet war. Wenn der einen frischen, lebhaften Wein verkostete, der sonst ohne Tadel war, so fasste er sein Urteil in die zwei Worte zusammen er zappelt. Da war das höchste Lob, das er zu spenden pflegte. Dasselbe lässt sich ganz allgemein vom Moselwein sagen: er zappelt”. Scopro quindi che il mastro bottaio che lavorava con Koch possedeva un naso fine e preciso, e suggerì di utilizzare per quei vini freschi e vivaci proprio l’apparente intraducibile definizione er zappelt.

E così anche io, come il vino, saltello indietro di circa 100 anni, partendo dal N°elf di Gerichtsgasse, passando dalla cantina Vols, fino ad arrivare a Koch e ai bei Riesling della Mosella. Niente da dire: questo vino fa proprio rumore, e saltella.

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